Ca' De' Stefani

12 1 1 V. Archivio Storico del Comune di Ca’ de’ Stefani, Stato degli Utenti Pesi e Misure soggetti alla verificazione periodica per gli anni 1871-1902 , fascicoli vari. 2 V. Besana Claudio, Tra agricoltura e industria. Il settore caseario nella Lombardia dell’Ottocento , Milano 2012, p. 95 e ss. INTRODUZIONE STORICA Le prime notizie riguardanti la presenza di attività casearia pre-industriale nel territorio di Ca’ de’ Stefani si hanno nel 1871 quando a Sidolo troviamo al lavoro nella cascina Fieschi il casaro Paolo Santini e nella cascina Grande di Ca’ de’ Sfondrati dei conti Albertoni il fittabile Giuseppe Villa , cui subentra più tardi il figlio Giovanni. Il primo nel 1873 si trasferisce poi nella cascina Frugoni a Montanara, mentre a Sidolo subentra Antonio Pisati , “fabbricatore di burro e cacio”. Tre anni dopo apre l’attività in via Torresani Giuseppe Galanti . All’inizio degli anni Ottanta sono dunque tre le attività casearie censite nello “Stato degli utenti, pesi e misure soggetti alla verificazione periodica”: Carlo Galanti , fabbricatore di formaggi, subentrato a Giuseppe; Giovanni Pigoli , fabbricatore di burro e formaggi; Antonio Pisati , fabbricatore di burro e formaggi. Ma figurano anche fittabili e venditori di latte come Antonio Rezzi, Giovanni Rossini, Gerolamo e Giuseppe Soregaroli e Alessandro Sinelli. Nel 1891, dopo che Pisati ha cessato la propria attività e Giovanni Pigoli si è trasferito a Leno, a Ca’ de’ Stefani restano attivi Alessandro Serafini , nato a Pieve Delmona nel 1839, che ha aperto nel 1887 il proprio caseificio a Montanara in via Interna al n. 6 insieme ai due figli Faustino e Giovanni; Giovanni Seghizzi , nato a Casalbuttano nel 1832, dal 1888 fittabile fabbricante di burro e formaggio e Pietro Tentolini , conduttore di fondi del conte Albertoni con caseificio, che cesserà di produrre latte nel 1904. A questi si aggiunge Giovanni Ottolini , che da Scandolara Ripa d’Oglio trasferisce il proprio caseificio a Ca’ de’ Stefani.1 Fino all’inizio degli anni Novanta la trasformazione del latte in burro e cacio si svolge prevalentemente ancora in cascina, in precarie condizioni igienico sanitarie ed in locali non dotati di camini che provocano un rapido deterioramento dei prodotti. Nel primo ventennio post-unitario si verificano cambiamenti significativi nelle superfici coltivate, dove la quota di terreni serviti da reti irrigue passa dal 42,3% al 63,6%2 con un crescente interesse per le colture foraggere ed una conseguente rilevanza dell’allevamento bovino, favorito dalla contemporanea crisi dei prezzi agrari a causa della concorrenza nordamericana ed asiatica. Nel 1881 vengono censiti nel territorio di Ca’ de’ Stefani 773 bovini di cui 274 vacche e giovenche di oltre 1 anno, distribuiti tra 43 proprietari in aziende che vanno da un minimo di 3 capi ad un massimo di 66. Tra di essi vi sono tre allevatori che poi diventeranno soci fondatori della Società Cooperativa Latteria sociale di Ca’ de’ Stefani: Giovanni Rossini, Giacinto Galli e Francesco Frugoni. Ma l’arricchimento delle stalle richiede ingenti capitali che i fittabili, la categoria prevalente, non possiede per vari motivi: innanzitutto gli alti canoni di affitto sottoscritti in momenti più favorevoli che, in presenza di crisi della produzione, come quella che si verifica tra il 1880 ed il 1890, o nella necessità di operare investimenti, costringono ad attingere ai risparmi, o diversamente a cessare l’attività. In secondo luogo le difficoltà in cui si dibatte l’organizzazione del credito, solo in parte compensate, almeno per quanto riguarda il breve termine, dall’attività della Banca Popolare.

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